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Sui social network, la provocazione sta diventando una strategia di visibilità?

I social network danno talvolta l’impressione che tutto possa diventare un argomento di dibattito, purché venga presentato in modo abbastanza netto da scatenare reazioni. Nel suo video, Tobeh si sofferma su questo meccanismo: secondo lui, molti contenuti non cercano tanto di esprimere una convinzione quanto di provocare, far parlare e attirare visibilità.

Il suo punto di partenza è la tendenza dei «red flag», quei comportamenti o caratteristiche presentati come segnali di allarme in una relazione. Il videomaker non contesta necessariamente l’idea che una persona possa avere aspettative o limiti. Si interroga piuttosto sull’estensione molto ampia di questa etichetta, applicata a situazioni, mestieri, abitudini o beni posseduti che non dicono necessariamente qualcosa sul comportamento di una persona in una relazione.

Quando il «red flag» diventa una formula per tutto

Negli esempi commentati, il termine «red flag» serve a indicare argomenti molto diversi: la mancanza di romanticismo, l’igiene, il modo di vestirsi o persino il fatto di possedere un modello di telefono ritenuto troppo vecchio. Per Tobeh, alcune osservazioni possono sembrare comprensibili quando riguardano il modo di comportarsi o di prendersi cura di sé. Ma ritiene che la logica diventi eccessiva quando prende di mira elementi senza un legame diretto con la qualità di una relazione.

Cita in particolare video nei quali il mestiere di un uomo o la sua situazione professionale sono presentati essi stessi come motivi di rifiuto. Meccanico, sarto, tassista, venditore di servizi telefonici o persona che spinge un carretto: nelle sequenze che riassume, queste attività vengono ridotte a un’etichetta negativa. Il videomaker mette in discussione questo approccio: in che modo l’attività professionale di una persona potrebbe bastare, da sola, a definirla o a determinare il suo valore in una relazione?

Lo stesso ragionamento viene applicato alle persone descritte come «alla ricerca di sé». Tobeh sottolinea il carattere vago di questa formula e critica l’idea secondo cui qualcuno che sta ancora cercando la propria strada non avrebbe il diritto di amare o di essere amato. Attraverso questi esempi, denuncia soprattutto una successione di giudizi rapidi, concepiti per essere ripresi, contestati o approvati nei commenti.

Discorsi opposti, la stessa ricerca di coinvolgimento

Il video si interessa anche a due stili di contenuto che sembrano opporsi. Da un lato, alcuni creatori o creatrici pubblicano liste di presunti difetti degli uomini. Dall’altro, altri video criticano le donne che escono, fumano il narghilè, si mostrano spesso in luoghi di festa, si fanno tatuaggi o pubblicano certe immagini di sé stesse.

Tobeh osserva che gli approcci sono diversi, ma che il metodo può essere simile: adottare una posizione molto categorica sulle relazioni e sui comportamenti per mobilitare un pubblico. I messaggi possono piacere a una parte degli internauti, in particolare a coloro che vi si riconoscono o vi vedono una convalida delle proprie opinioni. Possono anche irritare le persone direttamente prese di mira, alimentando ulteriormente gli scambi.

Il videomaker insiste sul fatto che le preferenze amorose non sono identiche per tutti. Ricorda, nel suo commento, che persone con comportamenti diversi possono trovare un partner e costruire una relazione. Il suo intento non è quindi stabilire un modello di donna o di uomo da seguire, ma mettere in dubbio i giudizi assoluti presentati come verità universali.

La polemica come cambio di linea editoriale

Un altro elemento centrale del video riguarda l’evoluzione di alcuni account. Tobeh menziona vecchi contenuti, composti in particolare da balli, pubblicazioni su Snapchat, vlog o format più ordinari, che non avrebbero ottenuto l’attenzione sperata. Interpreta quindi il passaggio a interventi provocatori come una risposta a questa ricerca di visibilità.

Questa lettura resta quella del videomaker: ritiene che alcuni creatori abbiano constatato che i discorsi polarizzanti ottenevano più commenti, iscrizioni e reazioni. Non pretende di stabilire le reali intenzioni di ogni persona coinvolta. Sottolinea tuttavia un contrasto tra i vecchi contenuti e i video recenti, molto più incentrati su ingiunzioni, critiche o generalizzazioni sui rapporti tra donne e uomini.

Per Tobeh, questo meccanismo è rafforzato dal pubblico stesso. I commenti che valorizzano una persona come modello, voce «consapevole» o futura moglie ideale possono incoraggiare la ripetizione dello stesso format. Al contrario, anche le critiche e l’indignazione contribuiscono a far circolare il video. In entrambi i casi, l’attenzione resta al centro del sistema.

Lo specchio inverso: i «red flag» rivolti alle donne

Il video osserva anche che gli uomini producono le proprie liste di «red flag». Alcune vengono presentate con un tono più umoristico: un uomo che non reagisce a una foto, non fa regali, non dà denaro o non rassicura abbastanza la propria partner sarebbe così un cattivo segnale. Tobeh cita inoltre, in modo ironico, contenuti nei quali una donna senza reddito sarebbe giudicata problematica perché non potrebbe finanziare alcuni bisogni del suo compagno.

Questi esempi servono a mostrare che la formula può essere ribaltata in ogni modo. Dal momento in cui diventa un codice facile da riconoscere, permette di creare rapidamente un contenuto. Basta aggiungere un’aspettativa, una frustrazione o una situazione banale, per poi concludere con «red flag». L’obiettivo sembra allora essere meno quello di sfumare un’esperienza che quello di produrre una reazione immediata.

Ripetere un format che funziona

Tobeh cita anche creatrici che pubblicano da tempo video sui «tipi» di uomini: quelli che rassicurano, quelli che amano essere coccolati, quelli che tacciono quando incontrano difficoltà economiche o personali. Riconosce che questi profili possono esistere e che alcune persone possono ritrovarsi in queste descrizioni.

La sua critica riguarda piuttosto la ripetizione. Secondo lui, quando un account riprende continuamente la stessa struttura, il contenuto può finire per allontanarsi da una vera riflessione sulle relazioni e diventare una formula di coinvolgimento. I video sembrano innocui, ma sono pensati per interpellare un pubblico preciso e suscitare risposte.

«Il contrario avrebbe fatto polemica», un’espressione diventata automatica

Nell’ultima parte, Tobeh si sofferma su un’espressione che dice di vedere frequentemente nei commenti in Costa d’Avorio: «il contrario avrebbe fatto polemica». In origine, questa frase può servire a rilevare un possibile trattamento diverso tra un comportamento maschile e un comportamento femminile. Il videomaker ritiene tuttavia che venga ormai utilizzata in contesti molto vari, talvolta senza un chiaro legame con il suo significato iniziale.

Descrive un’espressione ripetuta al punto da diventare un meme, con variazioni volutamente assurde. È proprio questo scarto a divertirlo: la formula non è sempre divertente di per sé, ma la sua ripetizione eccessiva e le sue reinterpretazioni finiscono per creare un umorismo particolare.

Una conclusione senza ingiunzioni

Alla fine del suo video, Tobeh non propone una regola rigida su ciò che gli internauti dovrebbero pubblicare. Constata soprattutto che una parte dei contenuti più visibili sembra basarsi sulla provocazione, sulle generalizzazioni e su argomenti capaci di dividere. La sua conclusione resta semplice: ognuno fa ciò che vuole sui social network.

La sua analisi invita tuttavia a guardare ciò che si nasconde dietro una frase d’effetto o una lista di «red flag»: un’opinione sincera, uno sketch, un format ripetuto o un tentativo di catturare l’attenzione. Sulle piattaforme, queste dimensioni possono mescolarsi, ed è spesso questa ambiguità a far circolare i video.

FAQ

Che cosa critica Tobeh nei contenuti «red flag»?

Critica soprattutto l’uso eccessivo del termine per giudicare mestieri, oggetti posseduti o situazioni che non bastano, secondo lui, a definire una persona o una relazione.

Il video prende di mira soltanto i contenuti che criticano gli uomini?

No. Tobeh commenta anche contenuti rivolti alle donne e video prodotti da uomini. Il suo argomento principale è la ricerca di visibilità attraverso discorsi provocatori.

Che cosa significa «il contrario avrebbe fatto polemica» nel video?

La formula viene presentata come un’espressione usata per sottolineare una possibile differenza di reazione a seconda che l’azione sia compiuta da un uomo o da una donna. Tobeh ritiene che venga ormai ripetuta in numerosi contesti, talvolta in modo automatico.

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