Ad Abidjan, il « laté » come specchio delle disuguaglianze di ricchezza

Ad Abidjan, la parola « laté » viene usata, in alcuni contesti descritti da Tobeh, per parlare di persone considerate benestanti. Nel suo video, il creatore parte da contenuti visti sui social network per interrogarsi sui segni associati a questa posizione sociale: una camera molto attrezzata, acquisti costosi, uscite, studi all’estero o ancora un modo di parlare ritenuto più vicino al francese di Francia.
Ma il suo discorso va oltre i codici dell’intrattenimento. Mette a confronto queste immagini di abbondanza con le difficoltà finanziarie incontrate da una parte della popolazione. Il video presenta così Abidjan come una città in cui convivono realtà economiche molto distanti.
Il « laté », un termine associato al benessere economico
Secondo Tobeh, « laté » è un diminutivo di « chocolaté », una parola ripresa in alcuni scambi per indicare le persone che hanno denaro. Precisa di non sapere come questa denominazione si sia affermata, ma sottolinea che ormai funge da riferimento sociale nelle discussioni e nei video online.
Questa etichetta non rimanda soltanto al livello di reddito. Negli estratti commentati, è legata anche a uno stile di vita e a segni visibili: possedere o usare un’auto familiare, frequentare determinati concerti, vivere in quartieri identificati come privilegiati, mostrare oggetti costosi o muoversi in particolari cerchie sociali.
Il creatore insiste tuttavia su un’idea: il « laté » sarebbe anche, in queste rappresentazioni, « uno stato d’animo ». In altre parole, la percezione non dipenderebbe soltanto da ciò che viene mostrato, ma anche dal modo in cui una persona si comporta e si presenta.
I social network rendono i contrasti più visibili
Una parte importante del video si basa sull’osservazione di creatrici di contenuti ivoriane. Tobeh cita in particolare video nei quali una ragazza mostra un grande specchio luminoso o spiega di voler acquistare un oggetto in un colore preciso. Secondo lui, queste sequenze suscitano reazioni perché mostrano una quotidianità lontana da quella di molti utenti.
Commenta inoltre contenuti che mostrano incontri con artisti o scene di vita in ambienti percepiti come privilegiati. Per lui, la questione non è soltanto l’oggetto o l’evento in sé: è il divario tra ciò che viene presentato sullo schermo e i vincoli economici che molte persone affermano di affrontare.
I commenti sotto questi video diventano allora uno spazio di confronto. Alcuni utenti minimizzano il prezzo di biglietti per concerti costosi, mentre altri ricordano che tali importi possono rappresentare una somma significativa. Tobeh rileva questa contrapposizione tra una ricchezza ostentata online e le realtà finanziarie che associa alla vita quotidiana di molti ivoriani.
Linguaggio, scuole e reti: marcatori sociali evocati
Nel video, il modo di parlare viene presentato come uno degli indizi frequentemente usati per classificare qualcuno come « laté ». Tobeh usa il termine « chokobi » per indicare un modo di esprimersi che avvicina più al francese di Francia che agli usi ivoriani. Precisa tuttavia che esisterebbero diversi livelli in questo modo di parlare, secondo le percezioni delle persone che commentano tali contenuti.
Cita anche l’esempio di una creatrice di contenuti, Nadiani, di cui commenta lo stile espressivo. La sua analisi resta quella di un osservatore dei codici online: descrive un linguaggio molto fluido e molto distante, secondo lui, dai riferimenti linguistici popolari che conosce.
Anche i percorsi scolastici e universitari appaiono come segni di distinzione sociale nel suo racconto. Tobeh evoca una giovane ivoriana laureata a Stanford a 23 anni e sottolinea il costo degli studi negli Stati Uniti così come lo presenta nel video. Vi vede l’illustrazione di un ambiente in cui alcune famiglie possono finanziare percorsi molto selettivi e costosi.
Afferma inoltre che, tra i più giovani, alcune scuole con rette elevate e alcuni quartieri possono favorire la formazione di gruppi che si conoscono e frequentano insieme. Questa osservazione è formulata come una lettura personale degli ambienti visibili sui social network.
Un contrasto con le realtà economiche ordinarie
Di fronte alle immagini di benessere, Tobeh richiama il proprio rapporto con le spese correnti. Evoca, con tono umoristico, l’attenzione dedicata alle piccole somme e al resto ricevuto durante un acquisto. Dietro questi aneddoti, sottolinea che il denaro disponibile non è distribuito allo stesso modo per tutti.
Il video propone stime sui redditi medi giornalieri e sulla quota della popolazione considerata povera. Queste cifre sono citate dal creatore senza una fonte dettagliata nella trascrizione. Servono soprattutto a illustrare la sua idea principale: per una grande parte degli abitanti, le spese valorizzate in alcuni contenuti online sono difficilmente accessibili.
Tobeh descrive dunque una coesistenza sorprendente: da un lato, dimostrazioni di consumo, svago e mobilità; dall’altro, persone per cui ogni acquisto deve essere calcolato. Accosta questa situazione a contrasti che, secondo lui, si possono osservare in altri Paesi considerati poveri o emergenti.
Infrastrutture e denaro pubblico al centro delle interrogazioni
Il video affronta anche i dibattiti sui grandi progetti e sull’uso del denaro pubblico. Tobeh commenta una sequenza che mostra la costruzione di una torre molto alta ad Abidjan, presentata nell’estratto come la più alta dell’Africa occidentale, o persino potenzialmente dell’Africa. Egli stesso indica di non essere certo di questa qualificazione.
Questa immagine dà luogo a critiche nei commenti citati: alcune persone contrappongono il presunto costo di un tale progetto ai bisogni di edilizia sociale. Tobeh sfuma questo tipo di reazione. Ricorda che un grande progetto non genera necessariamente un beneficio immediato per la popolazione, ma può anche produrre ricadute indirette e più durature. Aggiunge che la questione resta dibattuta.
Un altro estratto evocato nel video riguarda somme che avrebbero dovuto essere versate alle collettività locali a partire da imposte riscosse. Gli importi menzionati e le accuse riportate provengono dalla sequenza commentata da Tobeh. Non li presenta come il risultato di un’indagine personale e precisa di non accusare direttamente un attore specifico.
Sul piano politico, riporta una visione semplificata dell’opposizione tra priorità sociali e priorità di sviluppo economico. Associa questa presentazione a dibattiti più ampi sulla sinistra, la destra, il capitalismo e la distribuzione della ricchezza, pur riconoscendo che queste categorie sono più complesse del riassunto proposto nel video.
Oltre l’etichetta, un interrogativo sulla coesione sociale
Il « laté » viene trattato con umorismo, esagerazione e riferimenti alle tendenze dei social network. Tuttavia, il video fa emergere una questione più profonda: come vivere nella stessa città quando le esperienze dell’alloggio, degli studi, del tempo libero e delle spese quotidiane sono così lontane?
Tobeh non propone una soluzione politica. Conclude piuttosto sulla complessità della distribuzione della ricchezza ed esprime la speranza di un miglioramento per la Costa d’Avorio. Nel suo racconto, le differenze sociali fanno parte delle tensioni visibili ad Abidjan, ma anche della diversità dei percorsi che compongono la città.
FAQ
Che cosa significa « laté » nel video di Tobeh?
Nel video, il termine è usato per parlare di persone percepite come benestanti. Tobeh lo avvicina a « chocolaté », una denominazione che associa al denaro e a uno stile di vita privilegiato.
Quali elementi sono associati al « laté » ad Abidjan?
Il video menziona in particolare le spese visibili, le uscite, l’accesso a determinate scuole, i quartieri di residenza, le reti relazionali e un modo di parlare definito « chokobi ».
Qual è il tema principale del video?
Il tema centrale è il contrasto tra contenuti che mettono in scena il benessere economico e le difficoltà economiche evocate per un’altra parte della popolazione di Abidjan.
Fonte video: Un video di Tobeh: Essere dalla parte giusta di Abidjan (Nadiani, ecc.)



